top of page

Mononoaware

dance project

La compagnia MonoNoAware nasce nel 2014 grazie all'esigenza di Daniele Toti di imbarcarsi in un'esperienza coreografica, avendo così, la possibilità di lasciare un messaggio attraverso dei corpi danzanti.

Il nome della compagnia: MonoNoAware è stato scelto dallo stesso Daniele accomunando così, le sue più grandi passioni: il Giappone e la Danza. Infatti Daniele è laureato in lingue e civiltà orientali con indirizzo Giapponese ed era un suo grande desiderio riportare questa sua conoscienza all'interno del progetto.

In italiano MonoNoAware non è traducibile. Letteralmente è “pathos delle cose” ma il suo significato è di più ampia complessità:

MonoNoAware è legato all'arte e soprattutto alla poesia giapponese dell'undicesimo secolo. Il concetto può essere riassunto con la consapevolezza della precarietà delle cose ed il lieve senso di rammarico che comporta il loro trascorrere.

La poesia giapponese esprime le emozioni in termini di natura. Anche la scrittura ordinaria tende ad usare sensuali immagini concrete invece di concetti astratti. Fondamentalmente, la parola Aware (o mononoaware) intende la capacità, attraverso l'empatia, di essere profondamente colpito dalla bellezza della natura, dell'arte, e dei sentimenti di altre persone. Esprime la concretezza di una reazione alle cose, l'espressione del sentimento particolare che si verifica quando si vede il rapporto tra l'incertezza della vita umana e dei processi di cambiamento nella natura. Per sperimentare aware, una persona deve apprezzare qualcosa al di là degli aspetti più affascinanti e colorati dell'arte e della natura. Lui o lei deve avere un tipo di sensibilità che permette di rispondere con profonda commozione al veramente bello. Così il grido malinconico di un uccello notturno o la bellezza della rugiada su un fiore di cardo possono far venire le lacrime agli gli occhi, anche se potrebbe essere difficile spiegare il perché.

L'esempio piu' frequentemente citato di MonoNoAware nel Giappone contemporaneo e' l'amore tradizionale per i fiori di ciliegio, come manifestato dall'enorme folla di persone che escono ogni anno, per ammirare la loro fioritura (e fare un picnic alla loro ombra). I fiori degli alberi di ciliegio giapponese intrinsecamente non sono piu' belli di quelli, per esempio, del pero o del melo: sono piu' apprezzati per la loro transitorieta', perche' di solito cominciano a cadere entro una settimana da quando sbocciano. E' proprio l'evanescenza della loro bellezza che evoca in chi guarda il sentimento malinconico di MonoNoAware.

take your space

_Anno 2129_ La robotica e la multimedialità hanno definitivamente spento la capacita di immagazzinare ricordi, e quasi totalmente reso l'essere umano incapace di relazioni interpersonali. L'unico modo di ripristinare l'umanità è viaggiare attraverso lo spazio in cerca di un universo parallelo in cui si possa ritrovare noi stessi ed ottenere così, una seconda possibilità. 

"Sono disposto a molto, sono disposto a tutto. 

Viaggerei fino all’altro capo del mondo, oltre l’esosfera, oltre Nettuno. 

Arriverei sulla stella più vicina, attraverserei ogni nebulosa e rischierei di essere ingoiato da una supernova. 

Mi tufferei in un buco nero e continuerei a perdermi fino al resto dei miei giorni. 

Sono disposto a tutto per continuare ad amarti. 

Tu fino dove arriveresti?"

Take your space nasce dall'esigenza, di dover raccontare, quanto lontano bisogna spingersi per ritrovare alcuni valori considerati fondamentali per ognuno di noi.

Siamo circondati dalla multimedialità che oramai immagazzina ogni ricordo al nostro posto. Noi esseri umani siamo soltanto delle scatole che si stanno svuotando man mano che dimentichiamo cosa è veramente "necessario". 

Dopo questo ragionamento la domanda sorge spontanea: Fino a che punto arriveremo prima di renderci conto cosa siamo diventati?

Basterebbe chiudere gli occhi e pensare, basterebbe fare i conti se stessi ed affrontarsi; ma si sa che combattere i propri demoni potrebbe essere difficile e spesso doloroso, per questo che l'uomo è in grado di spingersi molto lontano dalla Terra.

zehnten block

“La primavera era lenta a svegliarsi ad Auschwitz, nel marzo 1941. Malgrado un cielo terso e sereno, il freddo era ancora intenso. Il fango, padrone del campo nei mesi invernali, non era ancora scomparso.

Parecchie macchine ufficiali erano raccolte davanti agli edifici della Kommandantur: il Reichsfuhrer SS visitava per la prima volta il campo per procedere alla sua inaugurazione ufficiale.

Sotto la spietata autorità delle SS e dei kapò, i detenuti lavorarono notte e giorno fino allo sfinimento totale. E in poco tempo Auschwitz non fu più solo un campo come gli altri, ma una immensa metropoli, la metropoli della

morte.”

ZEHNTEN BLOCK prende liberamente ispirazione dal libro “i medici dei lager” di Philippe Aziz.

Protagonisti sono i “medici” e i detenuti all'interno del Decimo Blocco. In tedesco: Zehnten Block è il luogo destinato alla sperimentazione sugli esseri umani, dove i deportati, accuratamente scelti all'arrivo dei treni, sono costretti a subire orribili torture spesso prive di scopo alcuno.

“Al primo contatto”, scrive il dottor Lettich, deportato ad Auschwitz, “siamo stati colpiti nel constatare che i medici tedeschi agivano tutti allo stesso modo con perfetto disprezzo della vita umana. Essi consideravano i deportati non come uomini, ma unicamente come -materiale umano.”

Il medico SS aveva scelto di mettersi al servizio della morte. Per lui la vita

umana non aveva più nessun valore intrinseco.”

L'annullamento dei diritti e l'annientamento dell'essere umano vengono impersonati da Mengele: l'angelo della morte.

“Uomo di poche parole, preciso, imprevedibile ed inaccessibile, il dottor Mengele si riteneva investito di un potere quasi divino sulla folla brulicante, tremebonda ed affamata dei prigionieri. Una sensazione esaltante... Presto, nell'esercizio delle sue funzioni, prese l'abitudine di lasciare che

l'umore del momento dettasse le sue decisioni.”

ZEHNTEN BLOCK [promo] - Coreografia di Daniele Toti - MonoNoAware Dance project

ZEHNTEN BLOCK [promo] - Coreografia di Daniele Toti - MonoNoAware Dance project

mutual core

Due persone. Due personaggi. Due esseri uguali e opposti. L’inizio dell’uno dalla fine dell’altro. Inscindibili. Eleganti ospiti di una cena in un ristorante raffinato. L’apparente quiete del colore a inchiostro immortala un momento di stasi, di equilibrio perfetto. 
Poi, un respiro. Scintilla che brucia ossigeno tra i due. La vita.
Cosa si cela dietro alla maschera di civiltà, all’apparente eleganza e compostezza di un pacato dialogo tra opposti? Cosa c’è dentro la gabbia di un gesto formale, di un abito da bene, di un’istintualità imbavagliata?
Cosa si nasconde dietro quel momento fuori dal tempo? La finitudine di questo e, da qui, la sopravvivenza.
La primitività, l’istinto e la passione sono le parole chiave, il motore, la vera essenza dei due personaggi e dei loro desideri.
Tutto molto avvincente, certo. Ma se non stessimo parlando di due persone? Ma della tensione entropica di un solo essere al centro di una lotta interna tra i suoi due opposti.
L’uomo e il suo doppio, le proprie paure invitate a cena, i propri limiti che si fronteggiano, i suoi estremi che in un Kairòs della vita si danno appuntamento. Due parti che devono dialogare in una stanza di cristallo, coscienza dell’essere che li ospita, senza poter rompere nulla. Nero su bianco e nel mezzo la vita, fatta di carne e sangue. La tensione alla completa eterogeneità del movimento dell’essere. La ragione si fa da parte e lascia spazio all’animale, all’istinto. Cosa deve fare un uomo davanti a questo confronto? Può uscire un vincitore dallo scontro o sono conditio sine qua non dell’esistenza reciproca?
E la vita, se si decidesse di eludere questa tensione, si potrebbe chiamare ancora vita?
Una storia tra le storie. Tre danzatori che come nella tradizione del test proiettivo di Rorschach danno una propria interpretazione ad un movimento universale. Uguale nell’assoluto, distinto nel particolare.
Tutto il resto è movimento. Tutto il resto è vita.

©Daniele Toti: Danzatore_Coreografo_Insegnante_Aerealista_Performer

bottom of page